Hotel Parco Nazionale Dello Stelvio
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Scopo del Parco Nazionale dello Stelvio è quello di conservare e proteggere l'ambiente naturale per permettere oggi ed in futuro di studiarlo e di ammirarlo. Quindi, il Parco esiste per essere visitato. Camminate, escursioni, ascensioni... ogni visitatore può, in base alle proprie preferenze, trovare nel Parco ciò che desidera. Anche la stagione invernale si presta a visite molto interessanti, sia per chi ama lo sci escursionismo e lo sci alpinismo, sia per chi preferisce percorrere a piedi i fondovalle. La parte sudtirolese del parco nazionale occupa il 40% della superficie totale pari a 134.620 ettari e comprende sia ampie zone coltivate e curate dall’uomo che paesaggi naturali incontaminati. Undici comuni sudtirolesi della media val Venosta e dell’alta val d’Ultimo si trovano, almeno in parte, entro i confini del parco. Dal fondovalle venostano a 650 metri di altitudine ai ghiacciai a quasi 4000 metri si attraversano svariate fasce di paesaggio e diversi ecosistemi. La val Venosta è una vallata piuttosto secca delle Alpi centrali con una media di precipitazioni annue di circa 550 mm, pari a quella che si registra nelle regioni steppiche. Quattro valli laterali dell’Adige introducono al mondo più tipicamente alpino del parco nazionale. La prima è la valle di Trafoi, lungo la quale si snoda l’ardita strada del Passo dello Stelvio (2757 m) che conduce in Lombardia e in Svizzera. A Gomagoi la valle si dirama verso Solda, località turistica di sport estivi ed invernali situata ai piedi dell’Ortles. La val di Lasa, ancora piuttosto selvaggia, è ideale per piacevoli passeggiate nel silenzio più assoluto che invita alla meditazione. Dalla Croda di Jenn viene estratto il marmo di Lasa, utilizzato per sculture ed opere architettoniche sparse in tutto il mondo. La val Martello, che inizia a Coldrano, offre la possibilità di numerose gite d’alta quota nell’indimenticabile mondo dei tremila che si innalzano intorno al massiccio del Cevedale, il gigante di ghiaccio che domina la conca terminale. La val Martello e la val d’Ultimo sono abitate tutto l’anno e sono caratterizzate da un paesaggio agricolo scandito da numerosi masi e piccoli borghi interessanti. Il parco offre a tutti, non solo agli alpinisti, la possibilità di avvicinarsi e di godere la natura allo stato puro. La realtà "Parco", con le sue opportune esigenze di tutela, voluta dalla legge del 1935, venne calata su di un territorio assai diversificato. Contrariamente ad altre zone d’Europa e del mondo, che trasformavano in area protetta vaste porzioni di foreste e di deserti, di lagune e di biotopi disabitati o quasi, la legge istitutiva comprese nel Parco anche paesi e strutture produttive. Ciò vale soprattutto per la frazione sud tirolese, ma interessa pure la parte trentina, con le terre alte di Peio e Rabbi. Siamo qui in presenza di un territorio abitato da sempre: per Peio dall’età del bronzo, per Rabbi da una decina di secoli. "Prima c’era la popolazione, in seguito venne il Parco": tale assioma va giustamente ricordato, per non stravolgere in "museo naturalistico" una realtà umana viva e laboriosa. La colonizzazione di Peio, che risale alla notte dei tempi, è legata ad almeno due fattori: l’ottima insolazione dell’ambiente con abbondanza d’acqua e la vicinanza di due passi montani, che mettono in comunicazione il Trentino con la Lombardia (Montozzo e Sforzellina). Per Rabbi variano le cause del popolamento, avvenuto dopo il Mille: quell’area costituì una valvola di sfogo all'accresciuto numero di abitanti della Val di Sole. Da sette villaggi del fondovalle partì una valorizzazione progressiva di Rabbi, che si completò intorno al XV secolo. Da sempre, la vita delle comunità lì stabilite non fu solo di tipo stagionale: si consolidarono strutture di autogoverno, documentate dal 1300 nelle carte di regola di Peio e nella tradizione delle "Consortele" a Rabbi. Gli abitanti si riconobbero legittimamente rappresentati nei loro organi amministrativi comunali e frazionali e sulla base di quel regime democratico si diedero norme e direttive. La vita sociale era regolata dalla turnazione delle cariche annuali e dalla possibilità per tutti di accedervi, la libera elezione dei responsabili della cosa pubblica costituì un orgogliosa affermazione di autonomia, almeno fino al XIX secolo. Le varie attività economiche, che volutamente mantenevano un delicato equilibrio ambientale, con la tutela dei beni comuni (boschi, pascoli, malghe, corsi d’acqua, strade), erano legate alla coltivazione dei campi, all’allevamento del bestiame, alla lavorazione dei prodotti caseari, ad un piccolo artigianato dettato dalla necessità (tessitura, fabbricazione di utensili in legno ed in ferro, carpenteria). La vita materiale si concretizzava in lavori stagionali ben definiti e nella ricerca di aree da coltivare per l’aumentata popolazione. Comune era la visione della vita, la "filosofia" dell’esistere, che si esplicitava nel rispetto per il luogo e per i beni comuni; nell’armonica integrazione fra abitanti e territorio, dove la cura per il mantenimento delle strutture di uso collettivo era addirittura codificata fin nei particolari. La ricerca di soluzioni non traumatiche nell’edificare, nel coltivare la terra, nel dissodare spazi nuovi era un imperativo connaturato col buon gusto e la modestia degli abitanti delle valli. Rispetto delle tradizioni ed accoglienza della novità non erano conflittuali, e così per secoli, con una mentalità matura ed un tenace senso di responsabilità. Virtù civiche da rivitalizzare in un tempo in cui i conflitti e le rivendicazioni hanno soppiantato l’armonia della convivenza fra l’ambiente ed i suoi abitanti. Il settore lombardo è, per superficie, il maggiore del Parco; comprende parte delle provincie di Sondrio e Brescia e confina con il Parco Naturale del Brenta-Adamello e con il Parco Nazionale dell'Engadina.
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PARCO NAZIONALE dello STELVIO: Fa parte di una vastissima area protetta nel cuore delle Alpi, con un territorio variegato, con dislivelli che vanno da circa 600 m. a quasi 4000 m., il Parco Nazionale dello Stelv... |
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